GLI ANNI ’60… come letti dalla 2b/sc 2005/2006               Istituto G. A. Pujati

                       

 


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MODA ANNI '60

 

Gli anni sessanta sono un periodo di grande rivoluzione dei costumi in tutto il mondo occidentale.

Dagli Stati Uniti all'Olanda le GIOVANI GENERAZIONI rifiutano totalmente i modelli esistenti e cercano forme nuove che rompano con il passato. Le nuove forme che vennero introdotte furono il movimento HIPPIES, il movimento Modernista (più comunemente definito MOD) e, contrapposto a quest’ultimo, il fenomeno ROCKERS (i cui componenti erano i Teddy Boys); ma molti altri STILI si erano diffusi in quel periodo. E' un fenomeno di massa che contamina ogni settore della vita quotidiana: dai rapporti fra i sessi, alla concezione del lavoro e del tempo libero. Alla base di questi fenomeni possiamo individuare una tendenza generale: la contestazione. All'origine della rabbia giovanile e del  violento scontro generazionale stava la contestazione del sistema borghese capitalistico, l'ansia per un futuro su cui pesava il pericolo di una guerra atomica. Essi accusavano la loro società di appiattire l'uomo, dequalificare l'intellettuale e mercificare tutto, anche l'arte e il pensiero.

 

Lo stile Mod

 

 

 

Lo stile mod nasce sul finire degli anni Cinquanta a Londra, quando giovani ragazzi e ragazze cominciarono a usare questo termine per descrivere la loro scena. La parola è una abbreviazione di modernists, ovvero i fan del modern jazz, che nei primi anni Cinquanta avevano sviluppato uno stile nel vestire sobrio, raramente sgargiante e fortemente elegante fino all'ultimo dettaglio, ispirato all'Ivy League look, ovvero al modo di vestire nelle più prestigiose università americane: camicie bottom-down, giacche tre bottoni con reveres stretti, pantaloni senza pences, cravattini fini, mocassini o brogues. I mods presero ispirazione da questo look e ci misero del loro prendendo influenze da tutto ciò che arrivava di nuovo dal continente Europeo (soprattutto dall'Italia e dalla Francia, in quel periodo all'avanguardia nella moda): polo, maglie, scarpe, scooters, tagli di capelli erano tutti mezzi per creare il cosiddetto "total look", ovvero un'immagine nel complesso coerente ed elegante, del tutto distinta dal modo di vestire della massa omologata, ma non per questo sgargiante o di cattivo gusto. Il tentativo di differenziarsi dagli altri era continuo e come conseguenza, il look dei mods era in continua evoluzione. Seguendo il paradigma "Adopt, Adapt, Improve" ("Adotta, Adatta, Migliora") i mods prendevano spunto dai diversi input che la società consumistica del periodo, in pieno boom, gli offriva e li facevano propri reinterpretandoli in modo personale senza mai essere troppo influenzati da mode effimere, ma al contrario creandole. I capi d'abbigliamento cambiavano in maniera vertigionosa, mantenendo comunque sempre un ottica minimalista: indumenti funzionali all'uso (ad esempio il parka usato esclusivamente per proteggersi dall' intemperie nel viaggiare in scooter) e colori poco sgargianti. Cosa era "in" un giorno, poteva essere "out" la settimana successiva.
La filosofia mod era proprio questo: prendere il meglio che la società offriva, non per seguire passivamente una moda, ma per puntare alla continua ricerca di una perfezione estetica
e comportamentale individuale. Il fenomeno mod nacque subito come stile elitario; solo coloro che avevano la costanza e la voglia di mantenere uno stile impeccabile erano accettati nel ristretto mondo underground dei mods, costituito da un circuito di locali dove si ascoltava un certo tipo di musica non ancora commerciale: jazz, soul, R&B e ska jamaicano sconosciuto ai più. Non era una questione di chi aveva più soldi, ma di chi maggiormente possedeva doti come originalità, gusto e inventiva.
Il fenomeno mod fu trasversale alla società londinese, tradizionalmente molto chiusa tra le diverse classi sociali. Essendo una questione di stile, esponenti della working class non avevano niente da invidiare ai loro corrispettivi dell' upper class ed il rispetto degli altri mods si acquisiva indipendentemente dal proprio conto in banca. La musica era un aspetto fondamentale per ogni mod e solo chi aveva la voglia e il gusto di ricercare la musica più oscura era degno di far parte dei questa setta.
Quando verso il 1964 i media scoprirono questo fenomeno sotterraneo, il fenomeno perse molte delle sue caratteristiche fondamentali, soprattutto la sua qualità di fenomeno elitario. Tantissimi adolescenti cominciarono a definirsi mod, ma la massa determinò la conseguente morte di questo fenomeno. I mods divennero un fenomeno nazionale con programmi televisivi (Ready, Steady, Go!), gruppi musicali mod (Who, Small Faces, Action) e soprattutto con gli scontri nelle località marittime contro i rockers, considerati da questi giovani mods diversi e troppo lontani da quell'ideale di stile (estetico e comportamentale) a cui loro tendevano. Con i mods divenuti un
fenomeno "mediatico" da baraccone, gli ispiratori originali dello stile smisero di appellarsi mods, e preferirono definirsi "stylists", per differenziarsi dai ragazzini che avevano inflazionato la parola "mod". Verso il 1966, gli unici rimasti a portare avanti la bandiera dello stile mod, oltre a questa elite di "stylists" in incognito, era una nuova generazione di giovani che nell'underground delle periferie delle varie città inglesi si costituirono in gang di quartiere e si definirono "hard mods". Il loro look era molto più spartano dei mods originali e molto più casual e da strada (a parte le serate dove ci si impegnava a mantenere alti gli standard di eleganza e stile). La musica prediletta era quella jamaicana e quella soul, mentre veniva vista con fastidio la musica fatta da gruppi (soprattutto inglesi) che ancora si definivano mods, ma che sia dal punto di vista estetico (vestiti sempre più sgargianti e colorati, capelli sempre più lunghi) che comportamentale (uso di droghe pesanti, atteggiamento sempre più trasandato) si erano allontanati dallo spirito originario del movimento mod e che in seguito diedero vita al fenomeno hippy.
Il fenomeno mod ebbe una fase di rinascita sul finire degli anni Settanta, quando un revival scaturito dall'uscita del film Quadrophenia e da gruppi punk che erano stati influenzati dall'esperienza mod (Jam, Secret Affair, Purple Hearts) diedero il via ad un fenomeno di massa che durò l'arco di due stagioni. Gran parte dei revivalisti erano a digiuno delle vere origini dello stile mod e presto abbandonarono il tutto, per seguire qualche nuova moda. Questo revival ebbe comunque l'effetto di ridare impulso ad una nuova generazione di mods, che erano rimasti (nonostante venissero derisi dalla stampa come fenomeno anacronistico) anche dopo lo sgonfiarsi della moda. Decimati in numero, i mods negli anni Ottanta tentarono di ricreare la vera essenza dello spirito mod delle origini e diedero vita ad un circuito mod sotterraneo, autogestito e lontano dai riflettori, che bene o male è sopravvissuto ai giorni nostri diffondendosi anche al di fuori dell'Inghilterra.

    

 

Rockers e Mods: due realtà parallele

 

 

L'atto di nascita dei Teddy boys può essere fatto risalire al 1953.

Fu in quell'anno, infatti, che l'esistenza dei teds divenne nota al grande pubblico, in occasione di un tragico fatto di cronaca avvenuto nell'area di Clepham Common, Londra: in una rissa tra una banda di teds e un gruppo di ragazzi, scoppiata quando uno dei teddy fu insultato, un giovane rimase ucciso.

L'episodio sancì l'inizio in Gran Bretagna di una vera e propria ondata di "moral panic": autorità, stampa e opinione pubblica indicarono unanimi nei Teddy boys il simbolo e al tempo stesso il capro espiatorio della decadenza dell'Inghilterra, nonché l'incarnazione di quella nuova devianza e "delinquenza" giovanile che esplodeva contemporaneamente nelle metropoli di molti paesi.

Nella ricostruzione della nascita del "folk devil ted”, alias un giovane teppista periferico dai gusti americaneggianti, dagli abiti vistosi, di foggia edoardiana, e dagli atteggiamenti "rough working class", appare evidente l'interazione tra atteggiamenti teppistici giovanili e comunicazione massmediale: quell'evento mortale del 1953, da cui prende spunto l'allarme sulla delinquenza giovanile, rappresenta infatti soltanto uno dei tanti episodi, in questo caso dagli esiti particolarmente tragici, della violenza che continuo' a segnare i rapporti di vaste fasce giovanili delle classi subalterne.

Anche prima della "emergenza teds" si erano infatti continuati a registrare i consueti e numerosi allarmi riguardo a "street violence, robbery attacks, blitz kids and cosh boys"; e le stesse caratteristiche comportamentali dei teds (l'aggressività, il senso del territorio, gli atteggiamenti virileggianti) si manifestavano apertamente, al di là di ogni contaminazione massmediale, come una continuazione dello stile di vita degli hooligans vittoriani ed edoardiani più che come il frutto del processo di "americanizzazione" della società e del clima di permissivismo a cui le forze conservatrici imputavano il fenomeno.

Al di là delle valenze più prettamente stilistiche e simboliche, lo stile ted sembra insomma voler ricalcare le caratteristiche storiche dell'approccio del sottoproletariato giovanile alle attività legate al tempo libero: le cronache allarmate del 1954 stigmatizzano le risse del sabato sera tra bande avverse, le violenze e le rapine, quelle stesse forme di vandalismo contro i vagoni ferroviari già registrate nel XIX secolo durante le trasferte calcistiche e non dei Victorian boys; e, come nel caso dei primi hooligans, tacciano i teds di "non britannicità".

Pur se principalmente mirato verso forme di divertimento quali la musica rock'n'roll, l'abbigliamento e il ballo, lo stile ted è invece pienamente partecipe dei tradizionali comportamenti giovanili Lumpen, tra cui spicca il rito della partita del sabato pomeriggio.

 

                                  

 

 


La gioventù Americana ed Europea nel secondo dopoguerra


Il secondo conflitto mondiale piegò il Regno unito.

Le risorse erano allo stremo, le città in rovina, la forza lavoro disoccupata.

Mentre negli Stati Uniti la realtà giovanile non aveva visto nulla della guerra e godeva del prospero sviluppo economico e della piena fiducia nel sogno americano, quella inglese si trovò in una condizione profondamente differente.

I giovani americani attivi nei consumi erano perlopiù studenti della middle class, ricchi e senza remore, quelli Europei si distinsero principalmente in due categorie: quelli appartenenti agli strati abbienti, culturalmente educati e tradizionalisti; e quelli lavoratori, cresciuti nelle strade e nei sobborghi.

I primi, spesso frustrati e frastornati dalla modernità, ammiccarono alla trasgressione, ma di fatto furono vincolati dalla scarsezza di denaro, in quanto pur facendo parte di famiglie agiate, i genitori non vedevano di buon occhio lo stile di vita da loro intrapreso e non elargivano loro, quindi denaro. Mentre i secondi, non avendo tali limiti e avendo un lavoro con cui sostenersi, abbracciarono più consistentemente il consumo moderno.

Quest'ultimi, grazie alla disponibilità di un salario consistente, che si accompagnò al boom economico (attivato grazie al piano Marshall), si emanciparono in senso filo-americano: poterono cioè permettersi uno stile di vita simile a quello dei coetanei d'oltre oceano.

Dunque, la sottocultura giovanile inglese degli anni '50 non fu tanto associata ad un'adolescenza scandita dalla vita scolastica, quanto agli immutabili ritmi settimanali del sabato sera e del lunedì mattina.

Era prevalentemente cultura della classe operaia, di giovani che lasciavano la scuola a quindici anni per andare a lavorare.

È in quest'ottica che va collocata la possibilità di costruire uno stile generazionale cosa che, in precedenza, era impedito dalla mancanza di strumenti economici e culturali .

Nel dopoguerra le paghe degli operai si quintuplicarono.

Questo voleva dire che, se il mondo degli adulti si indirizzava sempre più verso acquisti domestici (tv, elettrodomestici, auto), che le economie di scala rendevano progressivamente più accessibili, quello dei giovani lavoratori si destinò ad un consumo di diverso genere (abbigliamento, divertimenti,ecc.).

Perciò, in un paese che decideva, attraverso un esame sostenuto a 11 anni, chi poteva accedere alle scuole superiori, essere giovani, esclusi dall'istruzione, ma con la possibilità di poter lavorare e spendere, acquisì una dimensione nuova.

Verso i tardi anni cinquanta e primi sessanta, molti figli del baby-boom erano diventati teenager e si preparavano al R'n'R, erano quasi tutti figli della working class e fu naturale per loro unirsi in gangs.

C'erano disoccupazione e grandi speranze, le rivalità tra bande contrapposte costituivano i riflessi materiali di una contraddittoria realtà: da una parte più denaro da spendere in famiglia e tempo libero, dall'altra disoccupazione e degrado della vita suburbana.

Questo, in definitiva, lo scenario economico-sociale che caratterizza fortemente lo scostamento culturale tra il movimento britannico e quello americano nella pur comune matrice ideologico-generazionale del Rock'n'Roll.

E qui, a nostro avviso, nasce il misunderstanding che tuttora in culture "acquisite" e tendenti all'esterofilia come quella italiana, genera i "conflitti" tra le varie "anime" del Rock'n'Roll (Rockers, Hep Cats, Rockabillies, Psycobillies....) tra chi vive idealmente la patinata rappresentazione iconografica di una provincia americana paciosa e rassicurante fatta di belle macchine, feste di fine corso alle high school e quant'altro (cfr. films come "Grease") e chi, viceversa, sente tuttora fortemente l' "hard life" di una gioventù cresciuta tra le rovine e le tensioni sociali delle degradate periferie urbane europee (meglio rappresentato da cult-movie come "Leather boys").

Questa struttura sociale fu l'"impalcatura materiale" sulla quale il R'n'R espresse con i testi, e con il ritmo, l'idea di una cultura alternativa a quella ufficiale fatta di vestiti, films, ballo e, soprattutto, divertimento.

 

Piccola sintesi degli stili prevalenti:

 

Mods:

 

Movimento giovanile di breve durata nato in Inghilterra sul finire degli anni '50 come reazione ai rockers (o teddy boys).

 La spinta contro il sistema si affievolisce progressivamente fino ad adeguarsi allo status quo- che permette di acquistare dischi e una Vespa o una Lambretta da decorare con fanali e specchietti- lavorando e risparmiando. Le icone sono i Beatles, il programma televisivo "Ready, Steady, Go!". Lo stile si caratterizza per pettinatura a caschetto (bob) con scriminatura nel mezzo per entrambi i sessi; calzoni pied-de-poule a vita bassa, stivaletti con tacco o desert-boots Clarks, giacche in velluto stampato, gilets laminati, camicie rosa a quadretti con colletto tondo per i ragazzi; twin-set, gonne lunghe sotto il ginocchio, pochissimo trucco, calzettoni e scarpe senza tacco per le ragazze. Nel '79 l'Europa conosce una recrudescenza del fenomeno col nome di 'New Mod', reazione al movimento punk stimolata dalla complicità del film "Quadrophenia" di Frank Roddam.

 

Yè-Yè:

 

movimento giovanile e moda degli anni '60, segnati dall'esplosione dei fenomeni massivi nel consumo di moda. I giovani possono scegliere in negozi a loro rivolti, quindi si assiste ad un declino dell'haute couture mentre l'abbigliamento maschile opta per colori più accesi rispetto agli anni precedenti, seguendo lo stile dei Beatles, leaders incontrastati del campo musicale e del costume di quel decennio.L'onomatopea tenta di riassumere lo stile d'abbigliamento di quel periodo caratterizzato da un trionfo di stampati d'ispirazione optical e di minigonne, le tinte più apprezzate sono quelle tenui di Biba (pseudonimo della stilista Barbara Hulanicki).

 

Surfers:

 

movimento giovanile e moda spontanea, dotato di una mitologia propria di eroi e racconti, nonché di riti di iniziazione. All'inizio degli anni '60 si diffonde tra gli adolescenti californiani, quasi a compendiare l'edonismo dell'epoca con feste sulla spiaggia con ragazze e corse in auto. Lo stile d'abbigliamento subisce un'evoluzione dal preppy look attraverso la contaminazione dello stile hawaiano verso un look sempre più rilassato, nel quale prevalgono calzoni ampi, felpe con o senza cappuccio, magliette dai colori vivaci e dalla grafica abbagliante. Esistono una versione montana (snowboarding) e una urbana (skating), nate come succedanei del surf in assenza di onde, ma poi evolutesi in linguaggi autonomi, divenendo propulsive anche per l'innovazione delle tecniche surfistiche e dello stile d'abbigliamento.

 

Hippies:

 

movimento culturale nato intorno agli anni 1966-67 a San Francisco nel quartiere bohèmien di Height Ashbury, dove si origina il primo nucleo dei Figli dei fiori. L'espressione è di etimologia incerta, forse derivante da hip (libero, nel vento) poiché il simbolo del fiore viene scelto per evocare innocenza e libertà. Il fenomeno h. intraprende una progressiva politicizzazione sul finire degli anni '60 , legandosi al movimento di contestazione contro la guerra in Vietnam, mentre nel decennio successivo va sviluppando l'idea di dare vita ad una società parallela a quella borghese, nella quale si possa vivere senza tabù, assecondando ispirazioni e desideri propri e attuando un comportamento totalmente libero anche nella sfera sessuale. Lo stile h. si contrappone al modello borghese ed è costituito dall'essenzialità: jeans, tuniche in cotone naturale, gonne e pantaloni a vita bassa (hipsters), sandali, assenza di trucco e capelli lunghi. Negli anni '80 la filosofia h. riaffiora e dà vita alla corrente New Age, che diviene tendenza moda nel decennio seguente, presentandosi come una interpretazione epurata dagli intenti politici, la quale rivendica soltanto libertà di porsi, vestirsi ed esibirsi.

 

Rockers:

nome di una tribù giovanile degli anni '50, associabile più a uno stile di vita che a un movimento di moda. Le origini si hanno nel '47, quando un gruppo di teppisti di Holister (California) effettuando scorribande su moto di grossa cilindrata, spesso arriva a distruggere i locali pubblici. L'abbigliamento tipico si compone di giubbotto di cuoio borchiato, stivali- sporchi da esibire sui tavoli- con jeans macchiati e sdruciti, serramanico e fazzoletto al collo da alzare sul viso, assemblati per esprimere il senso di sfida. Nello stesso periodo si sviluppano i movimenti dei 'Blouson noir' in Francia, degli 'Halbstarken' in Germania e dei 'Teddy Boys' in Inghilterra, tutti accomunati dall'icona di Marlon Brando in 'The Wild One'. Negli anni '60 si scontrano con i Mods invadendo i centri urbani, ma soccombono sul finire del decennio, pur rimanendo ispirazione per lo spirito di rivolta che attecchirà nei movimenti punk degli anni '70 ed heavy metal negli anni '80.

 

 

 

 

 

 

 

Figli dei Fiori e il loro tipico abbigliamento

 

I capelli, che a quel tempo sembravano scandalosi quando coprivano le orecchie e la fronte, diventarono sempre più lunghi. Ai primi stivaletti, maglia a righe e pantaloni attillati di derivazione dall'abbigliamento per il tempo libero americano, subentrò  la più sfrenata libertà di accostamenti di colori, materiali e stili. Personaggi carismatici come Mick Jagger o Brian Jones, il leggendario chitarrista dei Rolling Stones ,considerato l'uomo più elegante del mondo rock, ostentano jabots, velluti, lamé, pellicce, calzamaglie, stivali alla moschettiera, vestiti in tessuto da tappezzeria e da biancheria intima, accompagnati da collane, orecchini e un trucco sempre più smaccato.

Dal Settecento l'uomo non presentava più un'immagine di sé altrettanto vistosa e sessualmente provocatoria, in quanto arrivò quasi a mettere in ombra quell immagine femminile.

Per tenere il passo, la donna dovette giocare le stesse carte: trucco molto marcato, capelli lunghi e cotonati, pantaloni attillati, golf e magliette aderentissime, stivali sopra il ginocchio, calze a rete e in fine la rivoluzionaria minigonna tagliata appena al di sotto dell'inguine.

La moda si concentrò principalmente sui giovani.. Londra era la città che maggiormente interpretava questa richiesta giovanile

La minigonna diventò la protagonista assoluta della moda di quell’epoca. Il suo ingresso fu dato dalla stilista di successo Mary Quant.
Al posto di calze e reggicalze comparirono i primi collants colorati, mentre la biancheria intima cominciò a ridursi sempre di più al minimo.
La donna proposta sulle passerelle era la classica ragazza dalle caratteristiche adolescenziali: la famosa Twiggy, ragazza pelle e ossa.

I motivi fantasia che si ritrovarono sui mini-abiti, furono dati dall’influenza della pop-art. Furono utilizzati anche nuovi materiali come il vinile lucente, con effetto bagnato e tessuti acrilici e poliesteri di facile manutenzione. Il colore tornò finalmente ad esplodere!
I capelli venivano portati lunghi, sciolti e lisci. Furono diffusissimi i jeans: la moda diventò sempre più unisex.
Il prét – a porter godette del suo momento più esilarante, mentre andarono sempre più scomparendo le sartorie vecchio stile e i capi estremamente costosi.
Furono anni in cui ci si aprì al pluralismo degli stili e all’espressione della propria personalità. Così accadde anche nella moda.
La moda non venne più dalle alte sartorie, ma dalla strada!

L’etnico dominò su tutto: gli hippies furono i primi ad indossare bandane, giacche di camoscio e collane di perline, inducendo e sostenendo sempre dio più il rifiuto del consumismo.

Il glamour si affiancò all’etnico, e cosi nacque la moda Vintage

Gli shorts: Nei Sessanta si chiamavano 'Hot Pants' perché i calzoncini erano effettivamente corti e si fermavano all'altezza delle natiche. In realtà oggi le versioni supercorte sono una rarità e più spesso arrivano a metà coscia.

 

Hippies

 

 

 

 

 

 

Qualcosa stava accadendo. Qualcosa di strano, di incerto, di allarmante, di vivo. Qualcosa che minacciava  molte sane tradizioni di questo Paese, che reclamava il diritto di dare alla nazione la sua ultima possibilità di salvezza. I soggetti attivi di questo «qualcosa» furono chiamati hippies, happeners, flowers, children, beatniks, ecc.
 Il fenomeno stava dilagando in tutto il mondo come una scossa che sconvolgeva non solo le città ma anche i villaggi più remoti. Il libro citato era una raccolta di interviste ed articoli pubblicati sulla stampa cosiddetta «sotterranea» che era poi la voce ufficiale di questi ambienti hippies, per mezzo della quale trattavano i loro «problemi» che erano un miscuglio tra guerra, pace e religione, dalla politica alla droga, dall'amore e sesso alla scuola, ecc. ecc.
Nel recensire il libro («Il Tempo», 12 - 9 - 1969) Enrico Falqui scrisse: « Zozzerie? E' triste, per non dire grave, che le cose considerate tali fino ad ieri per la grande maggioranza, lo fossero ancora e a mala pena, per una minoranza sempre più esigua e sparuta». Ed aggiunse inoltre «Lasciarsi sfuggire un giudizio simile sia pure per cose che lo esigono di stretto dovere, si rischia di essere disprezzati come dei poveri benpensanti tra pavidi ed ipocriti». Infatti, bastava dissentire su certe manifestazioni o mostrare di non disprezzare tanto il modo di fare certe cose tradizionali che vi spifferavano sotto il muso la qualifica «matusa», «passatista», «tradizionalista», «conservatore», «antiprogressista» e «cafone».
Nello scorrere il libro si apprendeva che, secondo gli hippies, la droga faceva bene, che la Chiesa doveva morire, perché senza la morte non poteva esistere la resurrezione, ed altre cose che la pubblica decenza vietava di scrivere sui giornali e che riguardavano l'amore e altro, anche se fino a pochi anni fa si aveva un altro concetto di percepire e apprezzare questo sentimento.
Una lettrice di una rivista americana, sulla quale la grande attrice Marlene Dietrich curava una rubrica, formulò la seguente domanda, abbastanza semplice ma abbastanza imbarazzante:
«Che cosa è l'amore»? Marlene Dietrich rispose così: Se non lo avete conosciuto non lo capireste se ve lo spiegassi. Se l'avete conosciuto non avete bisogno di me per una definizione ... Comunque l'amore è una cosa su cui non dovreste cercare di riflettere. Come la Fede, è una cosa nobile, grande e lontana oltre la portata del nostro ragionare sul perché e sul percome».

Inopportuni rimescolamenti di queste cose alle volte ordinate anche dall'alto, avevano provocato un "terremoto" nelle menti meno preparate, che, scambiando la fede con il ragionamento e l'amore col sesso, avevano materializzato l'uomo e la donna, e, se a questo si aggiungeva l'errata interpretazione della libertà, ne veniva fuori un guazzabuglio tale e, senza gli opportuni chiarimenti e provvedimenti, si sarebbero avviati velocemente presso il baratro della depravazione totale con tutte le conseguenze disastrose per l'Umanità intera.
La contestazione, i dibattiti, il ragionamento non servivano, e non sarebbero serviti mai a far credere o a far amare.

Capelloni e chitarre elettriche non sarebbero riusciti a far elevare la mente a Dio. Né le «innovazioni» avrebbero avuto la virtù di cambiare il mondo in meglio, quando si volevano apportare a tutti i costi, rinnegando in toto qualsiasi cosa passata.
Il presente esiste in quanto è esistito il passato ed esisterà il futuro e, non sarà migliore del presente.
Agli hippies arrabbiati, agli «innovatori» e vedremo che però non hanno «innovato» un bel niente.
Si profila all'orizzonte un ritorno non sappiamo quanto gradito e profumato. Dopo l’enorme diffusione del tabacco da fumo, le donne fra breve metteranno fuori le «tabacchere» perché torna di moda


La vita Hippies:

 

Una delle innovazioni presenti nella vita degli hippies fu, appunto come dicevamo prima, la droga  che secondo loro faceva bene, il fumo e un movimento che iniziò più tardi fu il nudismo
il quale stava facendo passi da giganti. Inoltre dai giornali era avanzata la richiesta di un sacerdote di  celebrare la Messa per un gruppo rispettabile di fedeli, naturalmente nudi, in un campo apposito ed apprendiamo altresì che il sacerdote avrebbe dovuto «vestire» gli stessi indumenti che indossavano i fedeli. Inutile dire che la messa al campo non fu mai celebrata per l'atteggiamento «passatista» e «retrogrado» del vescovo di Aquisgrana il quale con una mentalità piuttosto «antica» sosteneva che per la Messa, il sacerdote doveva indossare ... almeno il camice e la pianeta. Da più parti si erano levate vibrate proteste, per questo attentato alla ... libertà. Se c'era stato il veto del vescovo vuol dire che prima c'era stata l'accondiscendenza del sacerdote?
In Africa, invece, continente sottosviluppato o in via di sviluppo e precisamente nella Repubblica del Malawi il Presidente dello Stato aveva dichiarato la così chiamata guerra alle minigonne.

Le ragazze avevano risposto picche al Presidente il quale per stroncare definitivamente il malcostume  vietava la vendita dei vezzosi e minuscoli indumenti e, qualunque ragazza, in minigonna o calzoni, colta alla presenza del Presidente, veniva immediatamente deportata.

Passiamo ora alle «innovazioni» urbanistiche e constatiamo che malgrado tutto, qualche cosa di buono, secondo loro, era tornato: lampioni a gas, infatti in alcune vie di Roma, prima, e di Genova poi, demolirono gli impianti di illuminazione elettrica ed al posto delle fredde e allucinanti lampade fluorescenti, rimisero i vecchi e romantici fanali a gas che armonizzarono con l'architettura della loro epoca.
Il movimento hippies stava rimodernando tutto lo stile di vita che secondo loro andava bene, mettendo sul mercato anche canzoni che sarebbero dovute essere irreperibili sul mercato perché sequestrate. Un  esempio riportato è il titolo della canzone: Je t’aime moi non plus (L’autore non viene citato).


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